
Per risorgere bisogna innanzitutto morire. Per morire bisogna vivere. Per sentirsi vivi bisogna essere innamorati. Per essere innamorati bisogna rischiare. Per rischiare bisogna saper cosa rischiare. Per saper cosa rischiare, bisogna avere il coraggio di morire.
Il destino a volte ha la forma di un bambino arrogante che ti prende in mano e senza controllo cerca di ficcarti dentro una vita che non ti appartiene, ma alla fine anche lui si stanca, o magari cresce... e ti abbandona come un pezzo sbagliato, un gioco fallito, come un qualcosa di rotto. Stavo seduto davanti a me stesso, allo specchio distorto della mia immagine, con addosso i segni di quello che sempre avrei voluto essere. Provavo ad incastrarmi come una formina a cubo dentro al buco a forma di stella e soffrivo, gli spigoli del mio carattere sbattevano e sanguinavano contro il buco a forma di stella... e non capivo che l'importante non era che forma avessi io, che forma avesse il mio amore... l'importante era passare dall'altra parte dell'incastro.
Continuavo a piangere fino a che una formina triangolare non m'ha chiamato per quello che ero.
Ciao Cubo.
Scusa? Le ho detto indignato.
Io mi chiamo Stella.
La formina triangolare s'è messa a ridere.
E certo, e allora io mi chiamo Greta Garbo.
Perchè piangi?
Perchè non riesco a passare dall'altra parte.
Certo che non ce la fai, sbagli forma... tu sei un cubo.
Ma io voglio essere una stella.
Ma la stella ce l'hai dentro... guarda... mi disegnò una stella su ogni faccia che avevo...
Rimasi di stucco.
Aveva ragione lei... io non ero una stella, ma sei stelle... una per ogni lato. Poi mi portò davanti all'incastro giusto, quello a forma di cubo...
Adesso salta, mi disse... ci vediamo dall'altra parte.
Presi la rincorsa e saltai dentro il mio incastro...
Mi ritrovai dentro le emozioni, e in quel buio non esistevano più forme, nessuna immaginazione... nessun ritorno... un cielo di forme che volava, e tutti ci incastravamo con tutti, formando l'universo... dalle nuvole alle rocce, fino ai nervi, e gli occhi dei ciclopi, le pulci dei cani e i capelli di Leonardo da Vinci, il sudore delle attrici porno e l'aureola dei santi... le lacrime dei pentiti e le spalle di una montagna... ero nella vita... Ne facevo parte, ma non avevo voce.
Ecco che cosa fa la differenza... poter dar voce ai propri desideri e pensieri.
Ci sono uomini che passano l'esistenza a far parte di un mondo che li divora... e capita a volte che, dopo tante trasformazioni, ecco che qualcosa si crea in loro, diventano una voce... la loro vita comincia a cantare... a volte un canto di distruzione, a volte un canto di gioia, a volte, addirittura, un canto che dà la vita. Ma per raggiungere questa possibilità difficilissima, il primo passo è imparare a chiamarsi per nome... e darsi il coraggio di essere nella vita. E quando si ha avuto la possibilità di parlare e cantare tanto... è bene zittirsi, ricacciarsi nel magma delle mille voci contraddittorie del mondo e ricominciare un altro cammino di ricerca... per essere ancora più profondamente se stessi e quindi tutto il mondo. Buon silenzio a chi dovrebbe tacere, e buon concerto a chi dovrebbe iniziare a cantare.
Per risorgere bisogna lasciarsi morire, in nome di un amore, con la generosità di donare qualcosa di se stessi, forse le proprie paure alle fiere che attanagliano di terrore i nervi della ragione...
Per risorgere non bisogna avere paura dell'amore. Per amare non bisogna avere paura di sapere cosa amare. Per sapere cosa amare, non bisogna avere paura di rischiare. Per rischiare, non bisogna avere paura di morire. Per morire bisogna avere il coraggio di vivere. Per vivere bisogna avere il coraggio di rischiare.
FILIPPO TIMI ( tratto da RollingStone )